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>>Ottodix parla di Micromega

1)Hai pubblicato Micromega. Quali sono i temi di cui parli in questo concept album?

Ciao. I temi sono suddivisi grosso modo in nove ordini di grandezza, che comprendono la materia, sia inerte che animata, In mezzo a tutto questo, tra molecole, microrganismi, manufatti e cose, Terra e sistema solare, ho messo l’uomo. O meglio la figura dell’uomo contemporaneo, che vive un’epoca unica nel suo genere, di cambiamento veloce e radicale, tra digitale, tecnologia e crisi dei valori della cultura Occidentale. Questa perdita di baricentro e questa sconnessione con la realtà delle cose mi ha fatto pensare alla perdita di “senso della misura”, definizione di per sé legata al mondo dei numeri e delle grandezze. Ho riflettuto dunque sull’importanza delle certezze, che in un’epoca come questa sono arbitrarie, contestabili o in procinto di saltare. Le uniche fonti abbastanza attendibili, affascinanti, sono quelle dei numeri, delle misure reali delle cose, della matematica e della scienza. Ricordare a sé stessi quanto immensamente piccoli si è rispetto al macro cosmo e quanto noi stessi siamo un macro cosmo complesso e complicato di relazioni molecolari, subatomiche e di energia, credo possa essere uno spunto utile per “ridimensionare” la nostra arroganza nel mondo che ci circonda.

2)Da dove è nato il titolo del disco?

Ho pensato prima alla figura di Gulliver, che nelle terre dei Lilipuziani è un gigante, ma nella terra di Brobdignag è un nano tra giganti e si comporta come i Lilipuziani facevano nei suoi confronti. E’ una storia del ‘700, concepita in piena epoca Illuminista, così come lo è “Micromega”, di Voltaire, in cui due saggi, uno di Sirio e uno di Saturno, di diverse scale di grandezza corporea, si imbattono in un viaggio attraverso il sistema solare, venendo in contatto con le dinamiche della società terrestri. Era un secolo in cui i Lumi della Ragione scientifica, enciclopedica e razionale, tentavano di rimettere l’uomo in sella del suo destino, dopo anni di superstizione, controllo religioso, creduloneria, scienze occulte e oscurantismo politico. Mi pare un periodo storico abbastanza simile al nostro, no? Da amante della fantascienza e di certe tematiche basate sulle nuove sfide della fisica, ho notato che anche nei social ha cominciato a prendere piede l’interesse per questo tipo di notizie, in mezzo a mille altre, tra tribune politiche, video shock, pornografia e trash. E’ come se un fiore pulito fosse sbocciato di colpo in mezzo alla pattumiera. Forse la scienza e il suo dispensare certezza, la poesia dell’infinito e il mistero del micro e macro cosmo, sono gli ultimi argomenti ancora in grado di destare una sana attenzione, per tornare a comunicare a un livello più umano, equo e misurato, mi sono detto. E da qui ho iniziato a organizzare un album studiato come un catalogo, un’enciclopedia di contenuti rimessi in ordine di grandezza. Micromega propone di mettere un po’ d ordine nel caos per mettere a fuoco la nostra posizione in mezzo al tutto. Se sai dove sei, sai anche meglio “chi” sei.

3)Ci parli della cover?

Il soggetto nella cover è la foto di un’ installazione di 3 metri d diametro, una scimmia da me scolpita che si copre gli occhi per paura di vedere la luce della verità, come se fosse una di quelle cavie mandate negli anni ’60 nello spazio per testare le missioni spaziali, come la famosa cagnetta Laika (che mi sembrava troppo banale citare). E’ un’opera, tra l’altro, che vanta già, con mio discreto stupore, alcune imitazioni. La scimmia rappresenta la conoscenza dell’uomo ancora primitiva rispetto alla natura del cosmo, lanciata nel mistero dell’infinito, legata a una parabola-radar a specchio. L’ho presentata a Pechino nell’agosto del 2016, alla Biennale Italia Cina, assieme a un brano (“Planisfera”) cantato in anteprima in diretta per la tv di Stato cinese. E’ un po’ il simbolo di tutta l’operazione che darà vita anche a una complessa opera enciclopedica digitale, in uscita a maggio e a una serie di mostre d’arte da me curate.

4)C’è un brano in questo nuovo disco al quale ti senti molto legato?

Ce ne sono molti in verità, ma se devo scegliere posso dire sicuramente “Sinfonia di una galassia”, perché è una canzone retro-futurista tra elettronica e orchestre holliwoodiane anni ’50, una cosa che cullavo da tempo nei pensieri e che spiega al meglio il gioco dell’intero album, descrivendo sistemi matematici, biologici, astronomici, corrispondenti a dinamiche umane. In questo caso l’uomo-individuo nella grande New York è come una piccola, infima stella in mezzo a una galassia, ma la stessa New York, ingrandendo il disegno, è un granello di sabbia in una galassia vera. Con questo spirito di ridimensionamento si possono apprezzare i propri micro-cosmi, senza soffrire di manie di grandezza o frustrazione. Ci sarà sempre qualcosa più grande di noi, così come ci sarà sempre qualcosa di più piccolo. Riflessioni che sembrano banali, ma che ogni tanto fa bene ripassare.


5)Quanto sono importanti le parole nella tua musica?

Sono fondamentali. In base ai testi e ai contenuti sviluppo in seguito anche tutte le idee e la ricerca nelle arti visive. la scrittura diventa un manifesto di intenzioni e di concetti per fare sia musica che arte. E’ la stesura del progetto teorico. Una volta che ho quello in mano, posso usarlo in mille declinazioni. E’ la vecchia storia del potere delle idee. Se hai quelle ben scritte, vai avanti per la tua strada a testa alta, qualunque cosa succeda. Per scrivere bene, tuttavia, ci vuole tanto temo e sacrificio. Altra cosa fuori moda.

6)Quali sono i punti forti della tua musica? Cosa può incuriosire un eventuale nuovo ascoltatore? Quali sono le tue qualità principali?

Le mie qualità principali lasciamole dire agli altri. Forse la tenacia. Credo che i tratti distintivi della mia musica siano legati al fatto che non subordino il testo alla ricerca dei suoni e della composizione, o viceversa. Cerco di dare il massimo in entrambi i casi. Questo non piace a tutti perché genera un ascolto massimalista, un po’ faticoso, richiede più concentrazione. A me piace l’idea che un’opera abbia molti strati di lettura da scoprire nel tempo, per questo carico di contenuto le canzoni. Più le ascolti, poi, più ti diverti e viaggi.

7)Se la tua musica fosse una città a quale assomiglierebbe?

Credo che sarebbe un’accozzaglia di pezzi di Lisbona, di Parigi e di Berlino, perché ho bisogno di circondarmi di futuro ultra moderno, ma di essere anche circondato da un passato decadente, che serva da monito e da radice di appartenenza, e per finire ho bisogno di un mare davanti e di contemplazione, di un posto caldo a ritmi lenti in cui scrivere e riflettere. Una città immaginaria, insomma.

8)Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Martin Gore e i Depeche Mode, Tuxedomoon, Goldfrapp, Paolo Conte, Massive Attack e Bowie, di sicuro. Per il resto, tante cose sparse, canzoni, più che artisti, dai ’90 a oggi. Sono meno nostalgico degli anni ’80 di quello che vogliono far credere. Infatti questo disco è stato co-prodotto a Barcellona con Flavio Ferri dei DeltaV, band amica, che stimavo immensamente negli anni 2000 e che pare stia per tornare. Flavio ha fatto un lavoro straordinario soprattutto su alcuni brani come “Planisfera” e “Il Mondo delle cose” , in cui il suo mondo di appartenenza naturalmente si fonde con quello dei miei provini.

9)Cosa farai in futuro? Hai delle sorprese nascoste o dei sogni nel cassetto? Con chi vorresti collaborare un giorno?

Micromega, l’album, è solo il primo passo di un futuro legato a questo concept, che durerà per ben tre anni, tra mostre, concerti e una speciale release digitale senza precedenti, in arrivo a maggio. Ne sentirete parlare ancora per molto tempo. nel frattempo tornerò a scrivere con calma il capitolo successivo. So già di cosa parlerà, ma non te lo dirò mai!

10)Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Beh volentieri. Ascoltate Micromega più volte, ve lo consiglio. E’ pieno di cose belle, emotive e razionali, utopistiche e matematiche ed è stato scritto con molta fatica e impegno. E’ un viaggio immaginario nella fantascienza antica di Voltare per ragionare sul presente. E’ una scatola con nove cioccolatini saporitissimi pieni di strati e di gusti intensi e diversi, da gustare lentamente. Buon appetito.