>>Intervista a Massimo Silverio

1)Benvenuto su System failure. Ci racconti il tuo percorso artistico?

Ciao, grazie. Ho iniziato nel 2009 cantando in alcune formazioni della scena musicale carnica, che allora era molto fervida. A volte ci provavo anche con la chitarra, elettrica o acustica, ma privo di convinzioni. Nel 2012/13 vinsi, assieme alla mia prima effettiva band assemblata da un amico, un premio regionale discretamente importante. Successivamente mi dedicai alla musica acustica abbandonando ogni progetto in cui figuravo. Iniziai così a comporre le mie prime canzoni e a ragionare quelle che oggi sono diventate il mio primo disco. In contemporanea presi parte a vari progetti sullo studio della musica tradizionale friulana e italiana, che infrequentemente porto avanti tuttora.

2)Ci parli del tuo background musicale?

Alle elementari mi innamorai di “Storia di un minuto” della PFM, ma soprattutto del primo volume del live assieme a Fabrizio De André. Coltivai così il mio amore per il prog rock anni 70 ed il cantautorato durante il periodo delle scuole medie, per poi dedicarmi ad altro. Sprofondai per molti anni nel Black Metal (quello più di nicchia), ma in realtà ascolto moltissima musica in modo assolutamente casuale, quindi tutto questo discorso può, a suo modo, essere totalmente inutile.

3)Come è nata in te la passione per la musica?

Da bambino passavo pomeriggi interi in camera mia a cantare davanti allo stereo. Non uscivo granché.

4)Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un potenziale nuovo ascoltatore e quindi quali sono le qualità principali del tuo album Le Retour Du Zéphyr?

Non amo esaminare in questo modo il mio lavoro, è un disco creato così e credo che funzioni unicamente nella sua integrità. Mi è stato descritto come difficile, aulico e desueto, talvolta. Quindi posso avvertire il nuovo ascoltatore che se non sente generalmente il desiderio di lasciarsi andare nella musica e nelle parole, questo lavoro gli risulterà avverso.

5)Quale è il brano di questo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Distanze, perché non ne ho ancora capito la struttura e se non lo scrivevo probabilmente mi ammazzavo.

6)In un mondo dove si alzano nuovi muri, dove si parla di protezionismo e nazionalismo, quale è il ruolo della musica secondo te?

In un mondo così? Ah la musica attuale ha un ruolo del tutto inutile. Sarebbe un combattimento fra marcio e marciume. E se mai qualcuno la vedesse come “spinta” o “spunto” per abbattere tutti questi nuovi muri, si sbaglia. Artisti che sono il riciclo degli scarti di grandi autori, poeti o cantanti che sono solo omologazione nella loro inventata persuasione, non possono far altro che alimentare tutto questo processo di deterioramento interiore nelle persone, che non hanno altro impiego all’infuori dell’annichilimento.

7)Se la tua musica fosse una città a quale assomiglierebbe?

Probabilmente una città invisibile, come quelle scritte da Calvino.

8)Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto lavorando ad un nuovo disco.

9)C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

No.

10)Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

No. Grazie per le domande.