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>>Intervista a Lebenswelt

1)Benvenuto su System failure. Come è nato il progetto musicale Lebenswelt? Presentalo ai nostri lettori…

Lebenswelt è nato nell’estate del 2003, in seguito allo scioglimento dei Joy of Grief, il mio progetto musicale precedente, che aveva una dimensione prevalentemente acustica e si ispirava soprattutto alle sonorità di Sophia, Red House Painters e Tindersticks. In un primo momento, l’idea era quella di una radicale innovazione sotto il profilo compositivo, accentuata anche dal passaggio dalla band alla one-man-band. Il risultato dell’immersione nella registrazione solitaria progressiva col multitraccia è stato il tarkovskijano “Staring at life in the rain”, ma si è trattato più propriamente di un disco di transizione. In alcune delle sue undici tracce era, infatti, ancora presente l’eco delle sonorità precedenti, con importanti eccezioni. La più significativa di tutte era l’impiego di screwdriver-prepared guitars. In una recensione su succoacido, Onq scrisse: “il fatto è che questo cacciavite suona come nessun cacciavite al mondo”. Ecco, stava nascendo il Lebenswelt sound, che sarebbe diventato maturo tra il 2004 e il 2006, con “Out is the cow” e “Corners of a drowning faith”, i dischi successivi, nei quali ha assunto posizione di indubitabile centralità la forma compositiva in loop, in un definitivo cambiamento di direzione, verso quei segmenti di campagne, con alberi e pali della luce in movimento, che avresti potuto osservare dai finestrini dei furgoni degli Hood, mentre il tuo walkman mandava in autoreverse Frigid Stars dei Codeine.

2)Come nasce in te la passione per la musica?

Se guardo indietro, non riesco a pensare a nessuna parte della mia vita nella quale la musica non sia stata presente e, da un certo punto in avanti, nella sua decisiva dimensione di sintesi con la filosofia, in ossequio alla lezione schopenhaueriana.

3)“Atmosfere malinconiche e contaminazioni d’un post-rock suonato con il passo lento fanno da corollario ad un solido nucleo di slow-core ricorsivo, arricchito da sonorità personali, ottenute anche grazie ad un particolare uso del cacciavite applicato alla chitarra.” Puoi commentare tali parole riguardo il tuo sound?

È uno dei possibili modi per formulare in modo più sintetico quanto ho già detto in risposta alla domanda n.1.

4)Parlaci del tuo background musicale…

Ok. Provo ad elencarvi un po’ di dischi nei quali sono inciampato – nei quali siamo quasi tutti inciampati, direi. Quei dischi che, in determinate fasi della vita, non riesci a togliere dello stereo e quindi ti impongono di fermarti con loro, almeno per un po’. Ho scelto di indicare solo un album per gruppo, ma non in tutti i casi quell’album è da considerarsi oggettivamente il migliore – è invece stato scelto soltanto per il significato che ha avuto nel mio percorso. Inutile dire che l’elenco è tutt’altro che esaustivo e che sarebbe stato meno fuorviante dire semplicemente Joy Division, Codeine, Hood: Velvet Underground – Velvet Undergound & Nico; Pink Floyd – The Piper at the Gates of Dawn; Nick Drake – Five leaves left; Fabrizio De Andrè – Tutti morimmo a stento; Tim Buckley – Lorca; Nico – Desertshore; Leonard Cohen – Songs of love and hate; Robert Wyatt – Rock Bottom; Brian Eno – Before and After Science; Residents – Not Available; Joy Division – Unknown Pleasures; Tuxedomoon – Half-Mute; Bauhaus – In The Flat Field; The Cure – Faith; Sonic Youth – Confusion is sex; Dead Can Dance – Spleen and Ideal; Cocteau Twins – Treasure; The Smiths – The Queen is dead; CCCP – Affinità-Divergenze…; David Sylvian – Secrets of the Beehive; Swans – Children of God; Pixies – Surfer Rosa; Mudhoney – Superfuzz Bigmuff EP; Einstürzende Neubauten – Haus der Lüge; Galaxie 500 – On Fire; Codeine – Frigid stars; Nick Cave and the Bad Seeds – The Good Son; Slint – Spiderland; Talk Talk – The Laughing Stock; Nirvana – Nevermind; Mercury Rev – Yerself is steam; Alice in Chains – Dirt; Disco Inferno – Summer’s Last Sound EP; Smog – Julius Caesar; Pavement – Crooked Rain, Crooked Rain; Red House Painters – Red House Painters (aka Rollercoaster); Tindersticks – Tindersticks; Tool – Undertow; The God Machine – One last laugh in a place of dying; Bark Psychosis – Hex; Portishead – Dummy; Hood – Cabled Linear Traction (diciamo la verità, per gli Hood bisognerebbe aprire un capitolo a parte); Massimo Volume – Lungo i bordi; Rachel’s – Handwriting; Labradford – Labradford; Sophia – Fixed Water; Tortoise – Millions now living will never die; Belle and Sebastian – If you’re feeling sinister; C.S.I. – Linea Gotica; Mogwai – Young Team; Bjork – Homogenic; Blonde Redhead – In An Expression Of The Inexpressible; Black Heart Procession – 2; Sigur Ros – Ágætis byrjun; Current 93 – Sleep Has His House; Air – The Virgin Suicides; Dirty Three – Whatever you love, you are; Radiohead – Kid A; Godspeed you! Black emperor – Lift Your Skinny Fists Like Antennas to Heaven; Onq – The Supreme Weight; Califone – Roomsound; Low – Trust; Mùm – Finally we are no one; The Notwist – Neon golden; Shipping News ‎– Very Soon, And In Pleasant Company; Crescent – By the Roads and the Fields; Early Day Miners – Let Us Garlands Bring; The White Birch – Star Is Just A Sun; Max Richter – Memoryhouse; Matt Elliott – Drinking Songs; My Dear Killer – Clinical Shyness; Morose – On the Back of Each Day.

5)Quali artisti italiani indipendenti ami di più?

Onq, Morose, My Dear Killer.

6)Shallow nothingness in molten skies, distribuito dall’etichetta Under My Bed Recordings, è un lavoro di grande spessore artistico nel quale la profondità e la tensione ricoprono un ruolo determinante. Cosa pensi di questa nostra considerazione?

Autorevole dottrina è nel senso di ritenere che, nel caso di specie, all’aggettivo “artistico” dovrebbe essere tolta una determinata consonante, inserendo al suo posto una determinata vocale.

7)Ci racconti la genesi di questo tuo album e il suo “senso nascosto”?

Il disco è uscito a distanza di dieci anni dal precedente. In verità, ad un certo punto ho pensato che fosse impossibile registrare un altro disco dopo “Corners of a drowning faith”, sia per l’inesorabile mancanza di tempo libero, sia perché avevo la sensazione che avrei finito col ripetermi, inutilmente. Inoltre, la presenza in “Corners of a drowning faith” di un pezzo come “Factory reject” (https://soundcloud.com/lebensweltmusic/factory-reject-feat-angle ), registrato in collaborazione con un musicista che ammiro tantissimo – Andrew Richards (Angle, Uniform Motion) – mi ha fatto pensare, in non pochi momenti, che Lebenswelt avrebbe potuto anche chiudersi lì.
Invece no. L’esigenza interiore di ricominciare a registrare musica è stata troppo forte, anche a fronte del limitatissimo tempo a disposizione. Ed anche a costo di correre il rischio di cadere in inutili ripetizioni. Sono semplicemente ripartito dal punto in cui mi ero fermato, sospendendo il giudizio. Epochè. Tutto quanto concerne il “senso nascosto” della mia musica attinge però ad una dimensione troppo personale, perché possa essere comunicata, “detta”. Potremmo parlare per ore di tutti riferimenti filosofici presenti nei miei brani, ma la musica possiede un proprio peculiare linguaggio, che è senza dubbio più interessante decifrare, da parte di chi ascolta, senza alcun condizionamento, neanche dell’autore.

8)Dove vuoi “arrivare” con le sonorità offerte in questo album?

L’idea di partenza era di ripartire dal punto in cui mi ero fermato e, dunque, nel senso di dare luogo a sonorità abbastanza “retrò”, prevalentemente ricognitive della mia musica precedente – che, a sua volta, è ricognitiva di altra musica precedente etc. È interessante pensare a quanto alcune scelte compositive siano vicine al primo album, “Staring at life in the rain”, con una diversa consapevolezza. Non a caso, la scelta di inserire una certa ghost track, quale richiamo all’origine. Nondimeno, continuando a registrare, mi sono reso conto (forse solo io!) di alcuni elementi nuovi nella mia musica, che probabilmente svilupperò maggiormente nel mio prossimo disco, se mai avrò il tempo di inciderlo.

9)Quale è la traccia di Shallow nothingness in molten skies che preferisci e perché?

Faccio un po’ fatica a distinguere le canzoni del disco, perché sono tutte uguali! C’è forse una traccia alla quale sono più legato ed è probabilmente la title track, perché è la prima che ho registrato – quella dalla quale tutto è ricominciato. È anche la più vicina alle sonorità hoodiane, dalle quali poi in questo album mi sono leggermente allontanato, rispetto ai dischi precedenti. Proprio per questa ragione però non può essere ritenuto il brano più rappresentativo.

10)Per te quanta importanza ha lo “sperimentare” nella musica?

Mi piace avere un approccio istintivo con gli strumenti musicali. Devono, per quanto possibile, sorprendermi. Quando inizio a conoscerli troppo, ho bisogno di introdurre qualche elemento che renda, almeno in un primo momento, più indeterminato l’iter compositivo. È per questo che mi piace “preparare” le chitarre o accordarle in modo diverso da quello tradizionale. Quello che non deve mai mancare, però, è il cacciavite!

11)Per finire, perché un eventuale nuovo ascoltatore dovrebbe avvicinarsi alla tua musica? Quale è la sua peculiarità più attraente?

Se l’eventuale nuovo ascoltatore sta cercando la Next/Big/Indie/Thing, non credo ci sia niente di più distante dalle sue aspettative. Ma se sta cercando una Previous/Tiny/Hidden/Thing ed è animato dalla passione per gli Hood e per le chitarre cacciavitiche, allora cambia tutto e un giorno potrebbe persino spingersi a dire: Lebenswelt is my cup of tea.