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>>Diana – And you can’t build the night

Oggi vi parliamo del progetto Diana, creatura musicale partorita dalle algide visioni di Roberta Arena. Sonorità pop, electro, dream pop e shoegaze si mescolano a nostalgici echi 90’s per dare vita a un mondo sognante ed etereo in cui abbandonarsi e fluttuare senza peso. Diana è la compagna perfetta per un viaggio, è una carezza lieve d’autunno, il baluginare di lucciole in un bosco notturno. Dal vivo Diana si sdoppia in un duo composto da Roberta Arena (voce, chitarre, synth) e Sonja Burgì (synth, cori).

Qui vi parliamo di And you can’t build the night, Ep dei Diana che System failure ha ascoltato con molta attenzione. Di seguito le impressioni riguardo tale Ep. Quest’ultimo comincia con la stupenda 80 dove possiamo apprezzare l’ottimo connubio tra elettronica e dreampop che propone Diana. Il cantato di Roberta Arena è a dir poco spiazzante, cantato accompagnato da tappeti sonori che ci portano in un mondo soffuso e ovattato dai colori sgargianti e vellutati. Il cantato di Roberta Arena ci conduce in un mondo magico, incantevole, un mondo dove tutto sembra possibile…

Poi arriva Se l’amore non è un’astronave la quale canzone si apre e si dipana piano piano per portarci in un mondo sonoro che ci fa pensare a Computer Magic come anche alla Grimes “sognante” di alcune canzoni. Altra band alla quale pensiamo ascoltando Diana è Ladytron per alcuni paesaggi sonori e per alcuni passaggi del cantato. Verso la fine del pezzo ci sono anche suggestioni sonore trip hop.

He Was Angry è la terza canzone dell’Ep che ripropone tutto ciò che abbiamo ascoltato finora. Anche qui “ambientazioni sonore virtuali” che ci fanno viaggiare con la mente in tunnel sonori di grande effetto. Anche qui non mancano alcuni passaggi trip hop, questi più lievi di quelli della canzone precedente.

Con You Can’t Build The Night si raggiungono i “territori dell’evocativo”. È con questa canzone che Diana diventa superbamente interessante. Con le canzoni dei Diana il pensiero va anche ai “fenomeni” inglesi Daughter. Festival chiude l’Ep con sonorità alquanto enigmatiche e curiose, sonorità ambient che si fondono con un beat trip hop leggero leggero. È la leggerezza, infatti, una delle note dominanti in Diana.

Ascoltare i Diana è come fare un viaggio immaginifico-psichedelico in una dimensione parallela nella quale perdersi ed inebriarsi è davvero magnifico…Il loro sound è creato ad arte per emozionare il nostro cuore e la nostra anima. Le loro impressioni sonore sembrano essere fatte apposta per farci innamorare dei nostri sogni e delle nostre visioni…